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La Città

Mensile d'attualità locale

Aprile 2009

 

A casa di Maurizio De Siati

di Giuseppe Fantasia

Quando il cancello – un intero e grande pannello di ferro – si apre automaticamente, è come se di colpo, senza rendercene conto più di tanto ed abbandonando per qualche minuto ogni percezione spazio-temporale, venissimo trasportati in un posto “altro”, in un’altra città.
La sensazione che proviamo è quella di trovarci in uno dei tanti loft di cui sono piene metropoli come New York (in quartieri come Soho, Brooklyn e Greenwich Village), Londra (nell’East End) e Berlino (un po’ ovunque ma soprattutto sulla lunga Oranienburgerstrasse). Appartamenti luminosi e di grandi dimensioni, elegante ed alternativi, in continua evoluzione, pieni di proposte e di idee da copiare.
Siamo a Teramo, località Piano della Lenta, nella bella casa dell’architetto Maurizio De Siati. “Quando quattro anni fa decisi di acquistare questi 300 metri quadri che ospitavano un’autorimessa, i miei amici mi prendevano in giro, ma io sapevo esattamente cosa volevo realizzare”, ci spiega l’architetto per eccellenza del Teramano, uno dei più richiesti da Nord a Sud dello Stivale. Socio di un importante studio milanese (lo “Studio 4 associati”), De Siati è tra l’altro anche uno dei progettisti del Nuovo Teatro Comunale di Teramo, oltre ad essere la “firma” di hotel e delle case più belle della nostra città e non solo. Il risultato ottenuto, in poco tempo e con pochi soldi (“sono poche le cose che ho acquistato perché molti degli oggetti, come alcuni tavoli e porte, li ho realizzati io personalmente”, precisa), è sorprendente. Percorriamo un piccolo viale in discesa, delimitato a destra e a sinistra da fiori colorati e da piante sempre verdi, che ci conduce in un “open space” straordinario dove è facile perdersi con gli occhi e con la mente, tante sono le cose da osservare e la particolarità da scoprire. Casa De Siati (chiamarla semplicemente “appartamento” appare riduttivo) sarebbe piaciuta molto al grande cineasta Krysztof Kièslowsky, regista della celebre trilogia “Film Blu”, “Film Bianco” e “Film Rosso”. Sono infatti proprio questi tre colori che assieme al grigio del pavimento (realizzato con il massetto industriale, capace di creare un “effetto cuoio”, come lo definisce il proprietario) – hanno un ruolo di spicco nell’abitazione e ritroviamo sulle pareti, negli oggetti e nelle luci. “I colori hanno ovviamente la loro parte importante. A volte bisogna saper osare: una parete rossa, accanto ad una ancora più scura, è capace di creare piacevoli effetti visivi inimmaginabili”, ci spiga mentre noi nel frattempo non possiamo non notare le tante installazioni presenti, piccole o grandi che siano. Come ad esempio la tv con le gambe femminili, il violino e il kart giallo e blu, entrambi appesi sulle pareti, vicino al grande divano rosso, come se fossero delle opere d’arte. Poco distanti, le opere degli amici artisti Gianni Tarli, Gino Gentile e Carla Manco, oltre a due grandi ritratti del padrone di casa realizzati da sua sorella Linda. Molto particolari sono poi i giochi di luce come di grande effetto sono le lampade (su tutte dominano incontrastati i due barattoli Campbell di warholiana memoria), realizzate dal designer internazionale Ingo Maurer.

Il nostro tour continua in cucina – molto spaziosa e minimal, con un grande plasma alla parete centrale che ha quasi la funzione di un moderno caminetto, che a suo modo raccoglie ed unisce – fino al bagno, con una doccia di vetro immensa, capace di ospitare, se si vuole, un numero imprecisato di persone. “È una casa nella quale si vive a 360° e che utilizzo anche come esperimento per quelle case che in futuro dovrò progettare ed arredare”, ci spiega mentre ci fa vedere l’altro bagno, più piccolo ma con una “doccia-porta” che ci conduce dentro la stanza armadio/lavanderia e poi di nuovo nel salone. “Sono uno psicologo creativo, ascolto i miei clienti e cerco di soddisfare quelle che sono le loro esigenze. Ognuno di noi ha il bello dentro, il bello assoluto non esiste. Io costruisco e trasmetto sensazioni che poi ognuno coglie a modo suo”, ci dice poco dopo aver suonato un brano di Chopin. Usciamo portandoci via un bagaglio di emozioni vere e sentite, oltre a questa frase, scritta sul suo ritratto: “Non tutte le righe sono dritte, non sono solo i muri che disegnano gli spazi, ma soprattutto ciò che ci mettiamo dentro”. Frase che, vista la sua abitazione, non ha certo bisogno di commenti.
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